mercoledì, Ottobre 27, 2021
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Chi fu Guglielmo Marconi ?

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Guglielmo Marconi fu un grande inventore ma anche soprattutto un grande realizzatore nel campo pratico. La sua invenzione, che fu come un seme da cui germogliarono la radio, la televisione e altre innumerevoli applicazioni, ha portato un profondo mutamento nella nostra vita d’ogni giorno.

Guglielmo Marconi nacque il 25 aprile 1874 a Bologna nel vecchio Palazzo Marescalchi. Suo padre, Giuseppe Marconi, era un facoltoso possidente di Bagni della Porretta e aveva sposato, nel 1864, una giovane irlandese, Annie Jameson, venuta a Bologna per studiare musica in quel conservatorio. Da quest’unione nacquero due figli: Alfonso e, nove anni dopo, Guglielmo, il cui nome è legato all’invenzione della telegrafia senza fili.

E si può ben dire che egli non perdette tempo se a dodici anni già lo vediamo appassionarsi alla lettura di libri di fisica e di chimica. Ma non aveva seguito studi regolari. A sette anni frequentò l’Istituto Cavallero di Firenze dove risiedeva durante l’inverno per sfuggire al clima troppo rigido di Bologna. Spesso accompagnava la madre nei suoi viaggi in Irlanda, ma trascorreva l’estate nella villa paterna del « Grifone », a Pontecchio, nei pressi di Bologna. Successivamente si trasferì a Livorno dove frequentò l’Istituto Ferrini; ma trascurava le materie di studio e si dedicava invece alle scienze. La madre comprese la sua vocazione e gli fece dare lezioni particolari di fisica dal professor Rosa che lo iniziò ai primi misteri dell’elettricità.

Nel 1894, Guglielmo Marconi era giunto a vent’anni, senza aver ottenuto un diploma, ne essere iscritto all’Università.

Nell’estate di quell’anno la sua mente fu come colpita da un’improvvisa illuminazione: per caso gli era capitato tra le mani un giornale di elettricità dove si parlava di Hertz, morto nello stesso inverno, e dove si spiegavano gli effetti delle onde elettromagnetiche irradiate da un oscillatore elettrico, inventato dallo scienziato. Perché non servirsi delle onde hertziane per lanciare la parola umana nello spazio, attraverso una città o una regione o forse anche attraverso i continenti e gli oceani? L’idea non lo abbandonò più, anzi divenne maggiormente nitida e precisa. Si può dire che la telegrafia senza fili è nata durante le vacanze del 1894, che il Marconi trascorse sui monti del Biellese. Sulla traccia di Maxwell (secondo il quale la luce è il prodotto di onde elettromagnetiche che si propagano nello spazio con la velocità della luce solare)

All’età di sedici anni, i suoi compagni videro spesso Guglielmo uscire dall’abbaino del solaio e sistemare sul tetto della sua casa lamiere di zinco e fili metallici che gli servivano per eseguire degli esperimenti sull’elettricità atmosferica

Hertz aveva sperimentalmente dimostrata l’esistenza delle onde elettromagnetiche che da lui si chiamarono hertziane, ma non vide in esse alcuna possibilità di applicazioni pratiche. In questo campo particolare, altri scienziati illustri, come Edison, Kelvin, Tesla, Fessenden, Crookes, Fleming, erano andati molto vicino alla soluzione del problema della telegrafia senza fili. Popoff aveva costruito un apparecchio che rivelava l’avvicinarsi dei temporali, ma non aveva pensato di potersene servire per altri scopi. Branly, seguendo l’opera di Calzecchi-Onesti, un genialissimo insegnante di liceo che aveva studiato per primo la conduttività elettrica racchiudendo della polvere metallica in un tubetto di vetro e inserendo lo strumento nel circuito di una pila, ne aveva sperimentato uno analogo, ma non sospettò nemmeno la possibilità di trasmettere dei segnali. Preece, Lodge, Righi avevano compiuto delle esperienze importantissime ma non erano usciti dal campo teorico.

Il Marconi si valse si dei risultati degli altri, ma aveva anche capito i loro errori e non li ripeté.Al principio dell’autunno, il Marconi tornò a Pontecchio. Nella Villa del Grifone, al terzo piano, c’era una grande stanza che serviva allo scienziato da laboratorio. Si mise subito al lavoro e non s’occupò d’altro. I primi esperimenti fallirono, ma il Marconi non si perdette d’animo nemmeno un momento. Continuò a lavorare tenacemente, assistito dal fratello Alfonso, dal falegname Vornelli e dal colono Mignani.

Dal terzo piano riuscì a far vibrare, senza alcun collegamento, un campanello posto nell’atrio della casa. Il padre assistette alla prova e ne rimase impressionato, tanto da mettere a disposizione del figlio cinquemila lire, che allora erano una somma abbastanza cospicua. Guglielmo poté cosi procurarsi tutto il materiale che gli era necessario.Passò l’inverno e venne la primavera del 1895. Il Marconi era riuscito ormai a trasmettere degli impulsi elettrici a distanze sempre maggiori. Il fratello o il colono stavano all’apparecchio ricevente, sul prato antistante la villa, e lo avvisavano tutte le volte che il segnale veniva captato.

Ma bisognava ancora chiarire un grande interrogativo: era possibile ricevere anche al di là di ostacoli materiali oppure le onde si propagavano in linea retta come la luce? C’era una collina, a qualche centinaio di metri dalla villa: le onde elettromagnetiche l’avrebbero superata?

Il Marconi fece mettere il suo ricevitore al di là dell’altura e trasmise tre brevi segni, i tre punti dell’alfabeto Morse che corrispondono alla lettera S. Il fratello Alfonso udi uscire, dall’apparecchio ricevente, tre brevi ronzii, e con un colpo di fucile annunciò che il segnale era stato ricevuto.

La telegrafia senza fili era ormai un fatto compiuto. La notizia venne divulgata, ma sollevò scarso interesse nell’opinione pubblica e quando l’ inventore

Ecco il primo apparecchio ricevente e quello trasmittente usati dal Marconi durante gli esperimenti di Villa Grifone.

l’anno successivo offrì lo sfruttamento del brevetto al Governo Italiano, questi lo rifiutò. Allora il Marconi decise di recarsi in Inghilterra, dove con l’aiuto della madre avrebbe trovato qualche persona influente per favorire la sua causa.

Portato il rivelatore a quasi due chilometri dalla villa, dietro una collina, il fratello Alfonso con il segnale trasmesso da Guglielmo e sparò in aria un colpo di fucile per comunicare che la prova era riuscita. Quella fucilata segnò la nascita della telegrafia senza fili: era Vanno 1895.

Giunse a Londra nel 1896. All’arrivo, i suoi strumenti furono manomessi dalle autorità doganali che li ritenevano pericolosi. I giornali londinesi dimostrarono subito un’aperta ostilità al giovanissimo inventore.

Il Marconi rimase indifferente alle critiche, mise a punto i suoi apparecchi e fece delle dimostrazioni pratiche alla presenza di molti esperti. Tra questi vi era lo scienziato William Preece, ingegnere capo delle poste inglesi, che gli manifestò la sua piena fiducia, lo invitò a servirsi del suo laboratorio e ottenne dal Ministero delle Poste un finanziamento per proseguire gli esperimenti. Il primo esperimento in suolo inglese avvenne nella pianura di Salichery, superando la distanza di tre chilometri.

Il e il 14 maggio 1897 fu stabilito un collegamento attraverso il canale di Bristol, ad una distanza di 13 chilometri. Pareva impossibile a tutti che uno straniero sconosciuto, ancora quasi un ragazzo, avesse risolto un problema tanto importante in un campo come quello dell’elettrotecnica, dove l’Inghilterra poteva vantarsi di essere all’avanguardia del progresso e di annoverare gli studiosi più illustri, tra i quali appunto l’ingegnere William Preece.

Il successo delle prove dimostrò incontestabilmente la validità dell’invenzione. Ormai tutto il mondo parlava della meravigliosa novità. Il 2 giugno 1896 il Marconi ottenne il primo brevetto NO 12.039, che gli riconosceva la priorità dell’idea.

Ecco lo storico cervo volante munito d’antenna eh” intercettò a Terranova il segnale trasmesso attraverso l’Atlantico dalla stazione Marconi di Poldhu in Inghilterra.

Era giunta per lui l’età di fare il soldato. Avrebbe potuto facilmente ottenere la cittadinanza inglese, ma egli volle compiere il suo dovere. Tramite il generale Ferrero dell’Ambasciata italiana di Londra gli fu concesso dal Governo Italiano di venir arruolato nella Marina da guerra e prestare servizio presso l’Ambasciata di Londra come addetto all’estero per un corso di studi e poter cosi continuare i suoi esperimenti.

In Italia intanto, il ministro Brin, avuta notizia dei successi riportati dal Marconi, l’aveva invitato a ripeterli a Spezia, nel luglio del 1897, a bordo della R. Nave San Martino, alla presenza di numerosi alti ufficiali.

Il 12 dicembre 1901 segnò per il Marconi una grande data. Tre suoni brevi ronzarono nel ricevitore telefonico: il Marconi, calmissimo, si rivolse al suo assistente con queste parole: « Udite nulla, signor Kemp? » che Kemp udì. La lettera S aveva attraversato l’Atlantico.

Le distanze superate con tali esperimenti raggiunsero i diciotto chilometri. Contemporaneamente, in Inghilterra, nello stesso mese, si era costituita la prima società per lo sfruttamento commerciale della sua invenzione. Questa società, che successivamente s’intitolò « Marconi’s Wireless Telegraph, Co., Litd. » (Società Anonima di Telegrafia Senza Fili Marconi), aveva il compito d’installare la T.S.F. sui battelli-fanale e sui fari lungo la costa della Gran Bretagna.

Anche in questa occasione il Marconi volle dimostrare il suo amore per l’Italia riservandole la facoltà di usare il suo brevetto senza doverne acquistare i diritti dalla Società inglese che ne era proprietaria per tutti gli altri paesi del mondo.

Nell’estate del 1898, quando si svolsero le regate di Dublino, un piroscafo che le seguiva da vicino inviò a mezzo della telegrafia senza fili l’esito delle gare a un giornale che lo pubblicò immediatamente con grande soddisfazione dei lettori: fu il primo servizio di cronaca sportiva trasmesso per T.S.F.

Già ai primi del 1900, tutto il mondo considerava il Mar• coni una specie di mago. Mail suo aspetto non aveva nulla di misterioso; eccolo mentre attraversa una via di Londra: è un giovane alto, elegante e curato nella persona, di poche parole, dall’aria malinconica.

ATTRAVERSO L’ATLANTICO

La voce umana non arriva a più di settanta metri e fin dai tempi più antichi l’uomo cercò di superare questa distanza per comunicare una notizia, un ordine o un segnale di pericolo. I fari, le fumate, i piccioni viaggiatori, i tamburi non sono altro che sostituti della voce umana e, nei tempi moderni, il tele. grafo e il telefono la potenziarono tanto che la distanza parve annullata. Ma questi ultimi hanno pur sempre bisogno d’un filo di collegamento ed è facile immaginare quanto sia costoso il cavo telegrafico che, adagiato sul fondo dell’Atlantico, unisce l’Inghilterra all’America.

Qui vediamo gli impianti esterni della stazione Marconi di Glace Bay (Canada), dalla quale si trasmisero i primi messaggi in Inghilterra nel dicembre 1902.

L’invenzione del Marconi aveva abolito il filo e quindi presentava incalcolabili vantaggi pratici ed economici. Dopo le sue prime affermazioni, i giornali parlavano sempre più diffusamente del giovane scienziato italiano.

Ma non mancavano le critiche, alcune anche fondate: e infatti nel sistema c’era un punto debole che poteva dar ragione agli scettici. Se più stazioni, si diceva, avessero trasmesso dei messaggi nello stesso momento, la confusione che ne sarebbe risultata negli apparecchi riceventi, li avrebbe resi indecifrabili.

Il Marconi risolse anche questo problema. Trovo modo di separare le stazioni usando diverse lunghezze d’onda ed il 26 aprile 1900 presentò domanda per ottenere poi il famoso brevetto dei «quattro sette» (numero 7777) relativo alla sintonia cioè al metodo per separare stazioni di differente lunghezza d’onda, per non ingenerare confusione qualora più stazioni avessero trasmesso contemporaneamente. Sulla sintonia si fondano tutte le forme attuali di radiotrasmissione ed essa ci permette di ricevere, a nostro piacere, un programma musicale o una cronaca.

Nessuno più del Marconi godette l’ammirazione di tutto il mondo ed ebbe popolarità, onorificenze e titoli accademici. Eppure nessuno fu più modesto di lui. Al suo arrivo a Queenstown, mentre i giornalisti lo cercavano per tutta la nave e la folla lo attendeva per applaudirlo, egli era occupatissimo a riparare la bambola rotta di una bambina di sei anni.

Nel 1899, il Marconi era riuscito a trasmettere attraverso i 30 chilometri del Passo di Calais, tra Dover e Boulogne; su invito del Governo Americano, aveva installato i suoi apparecchi su due navi da guerra statunitensi, gli incrociatori « New York » e « Massachussetts », raggiungendo la distanza di 60 chilometri e l’anno dopo, durante le manovre navali inglesi, i suoi dispacci furono captati fino a 110 chilometri. Tuttavia, ancora molti ostacoli si opponevano alle trasmissioni a grande distanza: le alte montagne, le scariche elettriche dell’atmosfera, la luce solare e la stessa rotondità della terra.

Il Marconi per tutta la durata della prima guerra mondiale organizzò i servizi radiotelegrafici da campo.

Ma il Marconi non si lasciò scoraggiare. E i risultati non si fecero attendere: nel 1901 trasmise a 250 chilometri di distanza, superando l’ostacolo della curvatura della superficie terrestre, tra S. Caterina, nell’isola di Wight, e Capo Lizard.

Ormai poteva affrontare la grande prova: telegrafare senza fili attraverso l’Atlantico. Nel luglio del 1900 si recò sulla punta sud-occidentale della Gran Bretagna, in Cornovaglia, e scelse la località di Poldhu per l’impianto di un nuovo tipo di apparecchio trasmittente; nel gennaio del 1901 la stazione era pronta.

Il 26 novembre parti per l’America accompagnato dai suoi fedeli assistenti Kemp e Paget. Sbarcò a San Giovanni di Terranova e sistemò la stazione ricevente sulla Signal Hill (Collina dei segnali) dove sorge la torre eretta in memoria Giovanni Caboto. Il nome del grande navigatore italiano si associa a quello del Marconi e più che una semplice coincidenza pare un fausto presagio.

La sera del 12 dicembre 1901, tre rapidi ticchettii risonarono nel ricevitore: si era in collegamento con Poldhu. L’Atlantico era stato superato da un’onda invisibile che aveva trasportato la lettera S dalle coste della Gran Bretagna fino a un tenue filo di rame tenuto sospeso da un cervo volante nel cielo del Nuovo Continente. Si gridò al miracolo. Il successo era importante però solo dal punto di vista scientifico ma incompleto dal punto di vista pratico.

Il Marconi continuò a perfezionare i suoi dispositivi e a crearne di nuovi. Per un anno, a bordo dell’incrociatore Carlo Alberto, messogli a disposizione dalla Marina italiana, compi delle prove pratiche su tutti i mari d’Europa usando il suo nuovo ricevitore magnetico, assistito dal tenente Solari che gli fu anche in seguito intimo collaboratore.

Nel 1919 il Marconi acquistò un panfilo di 800 tonnellate al quale diede il nome di Elettra, e vi sistemò tutti i suoi apparecchi e i suoi libri. La piccola bianca nave divenne il laboratorio preferito dal grande scienziato che con essa attraversò più volte l’Atlantico portando dovunque la bandiera italiana, simbolo della lontana patria che sempre amò.

Il 25 Dicembre 1902 riuscì a trasmettere da Glace Bay (Nuova Scozia) a Poldhu. Il 17 ottobre 1907, undici anni dopo il primo brevetto, ebbe inizio il primo collegamento radiotelegrafico tra Londra e New York.

IL TRIONFO Dl GUGLIELMO MARCONI

C’è nel 1905 una breve parentesi nella vita di Guglielmo Marconi : il matrimonio con Beatrice O’Brien, celebrato a Londra il 16 marzo. Ormai l’ammirazione che tutto il mondo gli tributa non ha più limiti; la telegrafia senza fili si afferma in ogni paese civile.

Nel 1904 un suo collaboratore, John Fleming, ha inventato la valvola termoionica e, due anni dopo, Lee De Forest, perfezionandola, ha creato il triodo.

Il Marconi intuisce immediatamente che l’avvenire della telegrafia senza fili è legato a questo nuovo ritrovato e vi dedica tutti i suoi studi. Infatti con la valvola termoionica, la telegrafia senza fili non tra. smise più la scrittura ma la voce: era nata la radio.

Nel 1910 i passeggeri d’un piroscafo in navigazione sull’Atlantico poterono udire la voce del tenore Enrico Caruso che cantava in un teatro di New York. Ancora una grande intuizione ebbe il Marconi quando, nel 1916, mentre organizzava i servizi radiotelegrafici dell’esercito italiano, riprese lo studio delle onde corte indicando una nuova. via che lo porterà, dieci anni dopo, alla creazione di servizi pubblici radiotelefonici tra continente e continente e tra navi e terraferma.

Nel 1927 sposò in seconde nozze la contessa Cristina Bezzi-Scali e il viaggio di nozze a New York fu la sua ottantacinquesima traversata dell’Atlantico. Ebbe una figlia che chiamò Elettra, come la bianca nave che costituì per tanti anni il suo laboratorio galleggiante.

26 marzo 1930: Guglielmo Marconi, da bordo dell’Elettra, ancorata a Genova, lancia nello spazio un’onda corta che viene captata a quasi 18.000 chilometri di distanza e provoca l’accensione delle 2.000 lampadine elettriche dell’Esposizione di Sydney in Australia.

Improvvisamente, il 20 luglio 1937, Guglielmo Marconi mori a Roma di angina pectoris. Il giorno prima aveva esaminato con Solari un rapporto sulle ultime esperienze compiute con le microonde.

Nessuno scienziato ebbe in vita gli onori che furono tributati al Marconi. Sarebbe difficile elencarli tutti: quindici università italiane e straniere gli decretarono la laurea, ventiquattro istituti scientifici di tutto il mondo lo vollero presidente o membro onorario; ebbe il premio Nobel per la fisica, numerose medaglie e diplomi in ogni nazione; lo Zar lo insigni dell’Ordine di Sant’Anna, il Re d’Italia lo nominò senatore e gli conferi il titolo nobiliare di marchese; il governo italiano lo fece presidente dell’Accademia.

Il 12 febbraio 1931, inaugurando la stazione radio del Vaticano (che era il primo impianto radio capace di trasmettere in tutto il globo), il Marconi pronunciò un breve discorso e disse tra l’altro: « Per circa venti secoli, il Pontefice romano ha fatto sentire la sua parola nel mondo, ma questa è la prima volta che la sua viva voce può essere percepita simultaneamente su tutta la superficie della terra. Il microfono fu quindi portato davanti al Pontefice
Pio XI che pronunciò elevate parole di fede e impartì l’apostolica benedizione.
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