martedì, Ottobre 19, 2021
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La storia della bambola

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Se osserviamo una bimba mentre gioca con la bambola notiamo che essa la veste, la cura da malattie immaginarie, le prepara il ‘cibo, la rimprovera per i suoi capricci e si addolora quando essa si rompe, piangendo inconsolabile, come se avesse perduto qualcosa di infinitamente caro, più caro d’un balocco. Mammina ancora in erba, della vera mamma ella possiede infatti l’istinto e, in attesa di divenire donna, sposa e madre, la bimba riversa istintivamente il suo affetto sulla bambola o sul bambolotto e l’ama come se fosse una sua creatura.

la bambola

Si può dire che esistano bambole da quando al mondo vi sono mamme e bimbe in attesa di crescere e di divenire a loro volta madri amorose.
Foggiate in pietra, senza arti né testa come la bambola dell’età paleolitica che è stata scoperta dagli archeologi in una grotta, intagliate nel legno, plasmate in argilla, ricoperte di stracci e di foglie o dipinte malamente, brutte forse a vedersi e assai lontane dall’accontentare una bimba dei nostri giorni, le bambole esistevano anche in quei tempi remoti della preistoria, allorché gli uomini ancora si proteggevano dalla furia degli elementi vivendo nelle caverne e sulle palafitte.

Nell’antichità, tuttavia, le bambole non erano solo balocchi per fanciulli, ma avevano anche altri significati:

potevano infatti essere ex-voto, che i fedeli conservavano nei recessi più sacri della loro casa o appendevano nei santuari per propiziarsi le divinità, doni gentili che gli amici si scambiavano in determinate circostanze, oppure simboli funerari. Presso gli antichi Egizi, ad esempio, venivano poste nelle tomba statuette di argilla, di bronzo, di alabastro o di smalto, dalle gambe e dalle braccia articolate, affinché questi piccoli simboli dell’uomo aiutassero il defunto a sentirsi meno solo nel suo lungo viaggio ultraterreno; con analogo significato, probabilmente, gli antichi abitanti del Perù, le ponevano nelle tombe dei loro cari.

Presso il popolo dei Sumeri , le numerose figurette femminili che sono state scoperte durante i recenti scavi archeologici, erano simboli di fecondità che le spose desiderose d’un bimbo e gli agricoltori ansiosi per il loro raccolto, offrivano agli dei per propiziarsi la loro benevolenza.

Anche al giorno d’oggi, presso alcuni popoli, la bambola è più d’un balocco: basta pensare, ad esempio, alla commovente usanza della madre pellerossa che, se una morte prematura la priva del figlio, reca su di sé, per tutta la vita, i pupazzi coi quali una volta il figlio si gingillava, come se quelle cose inanimate racchiudessero un palpito della sua creatura. E che dire, poi, dell’onore attribuito alle bambole e ai bambolotti in Giappone, dove essi godono di una festa tutta per sé, detta Hinamatasuri, (il 3 marzo le bambole, il 6 giugno i bambolotti) e, quando «muoiono» , cioè si rompono, vengono seppelliti con un lungo cerimoniale.

In Giappone si fabbricano eleganti ed artistiche bambole che rappresentano dei veri capolavori: ecco, ad esempio, una bambola con capelli autentici, vestita in kimono di seta rossa a fiorami, seduta su una piccola piattaforma di legno laccato. Ha in mano una specie di banjo, il « samisen » il più popolare strumento giapponese, rettangolare, con gli angoli leggermente arrotondati ed ha soli tanto tre corde. Il suo nome significa appunto questo.

bambola
Giapponese

Maggio in Giappone è il mese più bello dell’anno. E’ letteralmente il mese del verde» in cui il vento è fragrante in questo periodo, il 5 maggio, ha luogo la festa dei pupazzi per i fanciulli in tutte le famiglie dove sono figli maschi: il Koi-nobori » , cioè il carpione di stoffa che viene innalzato fuori della casa, sul cortile, in alto sopra il tetto. Un’altra festa, il «Tango-no-sekku» del 5 maggio non si limita soltanto all’esposizione di questa bandiera; si fa anche una mostra di pupazzi in ogni casa, così come viene inaugurata la festa delle bambo!e per le bambine il 3 marzo.

Il bambolotto dell’imperatore Zimmu, fondatore dell’impero nipponico, costituiva il punto centrale fra i bambolotti che rappresentano soldati. Attorno ad esso si raccolgono gli eroi storici (Hideyosi, Kato-Kiyomasa), oppure personaggi delle fiabe come Momotarô e Kintarô.

Anche in Italia, sino a qualche tempo fa, nel Friuli, la bambola godeva d’una considerazione particolare: essa, infatti, veniva collocata al posto d’onore, accanto al focolare, perché si diceva che portasse fortuna.

La bambola-balocco fu assai diffusa nell’antica Grecia e presso i Romani.

Bambola dell’antica Grecia

Nell’urbe latina, verso la fine dei Saturnali (che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre) era abitudine scambiarsi doni fra amici: i fanciulli ricevevano allora bambole e pupazzi di terracotta, di cuoio, d’osso o di stoffa, rozzamente foggiate, che avrebbero servito loro di giocattolo durante l’annata. Per i figli delle famiglie patrizie esistevano anche bambole più pregiate e naturalmente ben più costose, di cera, d’avorio, o di legno scolpito e dipinto che ripetevano, nelle sesti e nell’acconciatura, la moda dell’epoca.

E non era raro che queste lontane progenitrici delle bambole moderne fossero ricoperte di monili d’oro ed accompagnate da un vasto repertorio di suppellettili (mobili, piattini, bacili, ecc.) atte ad accrescere nelle fanciulle non solo la illusione di essere piccole mamme, ma anche quella di essere brave padroncine di casa.

Giunte in età da marito, le fanciulle portavano infine le compagne dei loro giochi all’altare di Venere, perche’ la dea le assistesse nella difficile scelta d’uno sposo.

Poco si sa delle bambole medioevali poiché, essendo forse fatte in materiali molto fragili, non sono giunte sino a noi.

Quest’ipotesi è d’altronde confermata da un miracolo attribuito a Santa Elisabetta allorché era ancora bambina: ella, infatti, secondo gli scrittori, avrebbe lasciato inavvertitamente cadere le sue bambole e Durante queste, prodigiosamente, non si sarebbero rotte. Forse, in Italia
in quell’età profondamente pia, le bambole mutarono
un po’ il volto e le vesti e i bimbi le trattarono con nuovo rispetto, scorgendo in esse, più che un vero e proprio balocco, l’immagine degli angeli, dei santi e delle fate.

Il Rinascimento segnò un periodo nuovo per la bambola:

essa diventò uno dei balocchi più diffusi, ma soprattutto in Italia e in Francia, uno splendido oggetto d’arte che le dame non disdegnavano di ricevere in dono al pari delle fanciulle. II corpo era ancora primitivo, ma gli abiti che le ornavano erano magnifici, in tutto e per tutto simili ai sontuosi costumi delle dame dell’epoca.

Schiere di artigiani cominciarono a dedicarsi esclusivamente all’industria delle bambole, industria che divenne per molti centri una fonte assai prospera di guadagno. Fra questi vanno ricordati, Limoges e Parigi, le cui bambole sempre bellissime e costosissime, non temettero rivali, in fatto di eleganza; dal Rinascimento sino al XIX secolo, Amburgo e Norimberga, dove si fabbricavano e si esportavano in tutti i paesi d’Europa bambole a buon mercato senza braccia nè gambe, terminanti rozzamente in un cono.

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